Inizialmente la natura delle nane bianche ha rappresentato un vero e proprio enigma per gli
astronomi, nonostante fosse noto che dovesse trattarsi di stelle molto più compatte
delle stelle normali.
La prima nana bianca ad essere scoperta e studiata fu Sirio B, la compagna di Sirio, la stella
più luminosa di tutto il cielo. Applicando la terza legge di Keplero, gli
astronomi riuscirono a determinare che la massa di Sirio B doveva essere
compresa tra 0,75 e 0,95 masse solari.
D'altra parte la sua luminosità era di molto inferiore a quella
del Sole. Poichè la luminosità di una stella dipende dal
quadrato suo raggio e dalla temperatura, le dimensioni della stella dovevano
essere molto ridotte.
Nel 1914, W.S. Adams riuscì ad ottenere il primo spettro di Sirio
B e, da questo, riuscì a ricavare un primo valore della sua temperatura,
circa 8.000 gradi.
L'esistenza delle nane bianche era consolidata, ma la loro natura era
ancora un mistero. Nel 1926, Enrico Fermi e Paul Dirac formularono una
teoria che permetteva di descrivere lo stato di un gas in condizioni di
densità estreme. Utilizzando tale teoria, Fowler riuscì
nello stesso anno a spiegare la struttura stabile delle nane bianche,
identificando nella
pressione
di degenerazione degli elettroni il meccanismo che permetteva alla
stella di reggersi sotto il proprio peso e di non collassare completamente
su se stessa.
I primi modelli completi della struttura interna delle nane bianche furono
costruiti nel 1930 da un fisico indiano, Subrahmanyan Chandrasekhar. Questi
fece l'importante scoperta che le nane bianche non possono avere una massa
superiore a un certo valore limite, il cui valore esatto dipende dalla
loro composizione chimica. Tale valore limite è di circa 1,44 masse
solari e, in onore del suo scopritore, è chiamato limite di Chandrasekhar.
Le nane bianche hanno massa paragonabile a quella del nostro Sole, ma
hanno dimensioni tipiche di un pianeta come la Terra. Il loro raggio è,
infatti, di soli 6.000 Km, circa un centesimo del raggio solare.
Le nane bianche, così come le altre stelle collassate, non sono
più attive dal punto di vista nucleare. In particolare, esse sono
il risultato del collasso gravitazionale di stelle di massa inferiore
a 4 masse solari dopo che in queste si sono esaurite tutte le possibili
reazioni di fusione. La contrazione gravitazionale subita dalla stella
non è, però, totale. Infatti, essendo composta di materia
degenere, riesce a fermare il collasso.
Il nucleo di queste stelle si trova ancora a temperature estremamente
elevate. Questo calore, però, viene diffuso verso la superficie
della stella da dove viene irradiato nello spazio sotto forma di radiazione
elettromagnetica.
Pertanto, esse tendono a raffreddarsi lentamente. In ogni modo, le nane
bianche giovani sono caratterizzate da temperatura superficiale dell'ordine
di 20-30.000 gradi più elevata delle stelle normali. Per questo
motivo esse appaiono non solo nane, ma anche bianche mentre una stella
come il Sole (7.000 gradi) ci appare gialla. Poichè esse sono di
dimensioni ridotte, la superficie che può emettere luce è
piccola e quindi risulta che le nane bianche abbiano un luminosità
bassa.
Visto che l'emissione luminosa è legata al processo di raffreddamento
della stella, è logico aspettarsi che essa diminuisca man mano
che la temperatura superficiale diminuisce. Il tempo di raffreddamento
è, comunque, sufficientemente lungo da permettere che molte di
esse rimangano visibili abbastanza da essere osservate. Ad ogni modo,
una volta che la sua temperatura è scesa sotto un dato valore la
nana bianca diventa, praticamente, invisibile e diventa una delle componenti
della famose materia oscura. Si pensa che una frazione significativa di
oggetti "scuri" presenti nell'alone della nostra Galassia (i
cosiddetti MACHO Massive Astrophysical Compact Halo Object-Oggetti Astrofisici
Massicci dell'Alone Galattico) sia proprio costituito da nane bianche
fredde.